
ASSISI (PERUGIA) - In marcia per i diritti dei
monaci nella ex Birmania
e per quello alla
legalità rivendicato dai parenti delle
vittime della
mafia, per ricordare la giornalista
Anna Politkovskaia e per riportare
alla ribalta storie locali come quella della discarica di Acerra:
in
200 mila - la stima è degli organizzatori - hanno marciato domenica da
Perugia ad Assisi per chiedere
"Tutti i diritti umani per tutti".
Uno
slogan che ciascuno ha interpretato a modo suo. Portando quasi tutti un
segno rosso come segno di vicinanza alla lotta condotta nella ex
Birmania dal premio Nobel
Aung San Suu Kyi e dai monaci. Con indosso
una maglietta realizzata per l'occasione da un gruppo organizzato
proveniente da Marsala o dedicando al sindacato e al governo
clandestino del Myanmar la sua presenza, come ha fatto il leader della
Cisl Raffaele Bonanni.
La 17/a edizione della Marcia voluta da
Aldo Capitini ha visto sfilare quest'anno
meno bandiere di partiti e
sindacati. Per il resto il serpentone ha rispettato la tradizionale
coreografia. Con gli scout forse mai tanto numerosi come oggi.
Oltre 7
mila giunti da tutta Italia secondo le stime della Tavola della pace.
"I poveri non possono aspettare" c'era scritto su uno degli striscioni
esposti dai giovani. Più di 2 mila gli enti e le associazioni, insieme
a 208 ospiti stranieri tra cui una delegazione russa nel nome di Anna
Politkovskaia.
"Giù le mani da Hasankeif" è stata la richiesta su un
grande lenzuolo colorato portato da marciatori provenienti da
Alessandria e da Messina. Fanno parte di una rete impegnata contro la
costruzione di una diga nel Kurdistan turco che - hanno spiegato -
deviderà Tigri ed Eufrate sommergendo un villaggio dichiarato patrimonio
dell'umanità dall'Unesco.
Hanno chiesto invece
"libertà e diritti per
il popolo del Saharawi" i componenti dell'associazione Gherim di
Nembro, in provincia di Bergamo. Con loro due ragazze di quella etnia
ospiti della Tavola della pace della città lombarda.
Richieste di
vedere riconosciuti diritti in Paesi lontani e spesso dimenticati, ma
anche nel nostro Paese. Come quello alla legalità del quale si sono
fatti portatori don Ciotti e i parenti di alcuni vittime della mafia.
"Perché i nostri cari facevano una battaglia di democrazia e per il
rispetto dei diritti" ha detto
Dario Montana. Suo fratello
Beppe
Montana era capo della sezione catturandi alla squadra mobile di
Palermo quando, nel 1985, la mafia lo uccise.
Nel corteo hanno
trovato posto anche le istanze degli abitanti di Acerra al centro nei
mesi scorsi di una protesta per la questione dei rifiuti.
"Appaciamoce", facciamo pace, c'era scritto su uno striscione portato
da due donne.
"La nostra città esiste ormai solo per l'immondizia" ha
detto Filomena.
Hanno invece "rivendicato il diritto all'informazione"
due giovani con una mascherina anti smog sul volto del comitato
contro
l'inceneritore di Montale, in Toscana.
Volantini
contro lo sfruttamento
di un corso d'acqua in Umbria da parte di una multinazionale sono stati
distribuiti dal comitato Rio Fergia.
"San Francesco ministro della
difesa, Santa Chiara ministro della famiglia" ha proposto un marciatore
giunto da Ivrea.
"Perché se ci sono giustizia e diritti - ha
sintetizzato -
abbiamo risolto tutti i problemi". (ANSA)
NOTE BY CHIARA*
ANNA POLITKOVSKAYA :
IL 7 OTTOBRE ,GIORNO DELLA MARCIA RICORREVA L'ANNIVERSARIO DELL'UCCISIONE DELLA GIORNALISTA RUSSA,
PALADINA DELLA LIBERTà DI INFORMAZIONE ,
IMPEGNATA NELLA RICERCA DELLA VERITà
E DELLA GIUSTIZIA.

DA "CORRIERE DELLA SERA.IT" : Primi arresti per l'omicidio di Anna Politkovskaia,
a quasiInternational Federation of Journalists,
oltre 80 giornalisti sono stati uccisi negli ultimi 14 anni.
Politkovskaya fu protagonista di due avvenimenti drammatici in Russia. un anno dal delitto. La giornalista era stata più volte
minacciata di morte, aveva denunciato gli abusi dei militari russi sui
civili ceceni, anche nel suo libro «Cecenia, il disonore russo». La
posizione da sempre sostenuta dai colleghi della «Novaya Gazeta» è che
l'omicidio sia da ricondurre a una pubblicazione sull'orrore della
guerra in Cecenia, che la giornalista si apprestava a presentare. Si
trattava della denuncia delle torture praticate da una sezione delle
forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Ramzan Kadyrov,
fedele al Cremlino. Durante uno dei suoi viaggi in Cecenia, la
Politkovskaya fu tenuta in stato di fermo per tre giorni. L'omicidio
della giornalista richiamò l'opinione pubblica internazionale sulla
libertà di stampa in Russia, dove la maggior parte dei media è sotto il
controllo dello Stato e le voci critiche sono costrette a tacere.
Secondo l'
Ma ecco le principali tappe della vicenda.
2002- La
giornalista russa tratta la liberazione di alcuni ostaggi con i
terroristi che avevano preso d'assalto il teatro della Dubrovka a
Mosca.
2004 - Ad
Anna Politkovskaya viene chiesto di intervenire nella crisi di Beslan,
ma non riesce a raggiungere la scuola assediata nell'Ossezia nel Nord.
Solo dopo la giornalista sosterrà di essere stata avvelenata con una
tazza di tè bevuta in aereo.
7 OTTOBRE 2006
- La giornalista russa nota per le sue posizioni critiche nei confronti
del Cremlino (in particolare riguardo al conflitto in Cecenia) viene
uccisa a Mosca a colpi di pistola nell'ascensore di casa. Nata nel
1958, la Politkovskaya scriveva per il quotidiano dell'opposizione
«Novaya Gaseta». Nel settembre del 2004, mentre si apprestava a recarsi
a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella
scuola numero uno del capoluogo dell'Ossezia del Nord era rimasta
vittima di un misterioso avvelenamento da lei attribuito ai servizi
segreti russi.
8 OTTOBRE
- Il Cremlino tace sulla morte della giornalista alimentando i sospetti
che dietro all'uccisione della coraggiosa cronista possa esserci il
governo di Vladimir Putin. Il Dipartimento di stato Usa ha detto in una
dichiarazione sul proprio sito internet che la Politkovskaya era
«coraggiosa e impegnata nella ricerca della giustizia anche di fronte a
precedenti minacce di morte.. . gli Usa raccomandano al governo russo
di condurre un'immediata ed approfondita inchiesta per cercare,
perseguire e portare di fronte alla giustizia tutti i responsabili di
questo atroce omicidio».
9 OTTOBRE
- Il presidente russo Vladimir Putin rompe il silenzio sull'omicidio.
In una telefonata al presidente americano George W.Bush, Putin promette
al suo omologo un’inchiesta «obiettiva» sulla morte della giornalista
investigativa, voce critica del Cremlino, «scomoda» per le sue
inchieste sulla guerra in Cecenia. Accuse pesanti arrivano intanto dal
vice direttore del Novaya Gazeta, il giornale per cui lavorava la
Politkovskaya. «Non ci sono dubbi sul fatto che l’omicidio sia
politico» ha detto Vitaly Yaroshevsky.
12 OTTOBRE -
Il giornale russo Novaya Gazeta per il quale scriveva la Politkovskaya
pubblica le immagini choc che illustrano le torture inflitte a sospetti
terroristi dalle forze di sicurezza filorusse in Cecenia. Sono tratte
da un video ritrovato tra i dischetti della giornalista russa
assassinata. Accompagnano il suo ultimo articolo, anch'esso pubblicato
dal giornale, nonostante sia rimasto incompleto.
23-24 NOVEMBRE -
Muore a Londra Alexander Litvinenko, ex colonnello del Kgb rifugiato in
Gran Bretagna avvelenato i primi di novembre mentre indagava
sull'omicidio di Anna Politkovskaya. Nel suo intestino erano stati
trovati tre strani oggetti di materiale denso che l'uomo avrebbe
ingerito. In
uno scritto reso noto dopo la sua morte, Litvinenko punta il dito
contro Putin accusandolo essere implicato nella sua malattia. Intanto
viene individuato il veleno usato per ucciderlo. Si tratterebbe di
polonio 210, sostanza altamente radioattiva e cancerogena.